Parliamo di lavoro, tablet, nostalgia e progresso

Non so proprio di cosa parlare, ma lo stupido proposito di fare un post al mese va mantenuto quindi penso che scriverò un po’ di cose in generale e alla fine cercherò di far quadrare tutto con una voce fuori campo come un qualunque episodio di Grey’s Anatomy. Ok? Deal.

Sono stato richiamato per lavorare, questa cosa potrebbe scioccarvi (shockarvi? Boh, quella cosa della lingua sulla presa della corrente che facevate da piccoli) ma ho più o meno un lavoro.
Vedete, le cose costano. Le cose che interessano a me non costano tanto sia chiaro, ma costano. Quindi alla veneranda età di quasi 21 anni ho deciso di trovarmi un lavoro: avrei potuto vivere sulle spalle dei miei ancora per qualche anno, ma l’uomo vero che è in me (ssshhh, c’è) continuava a dirmi che se non fossi stato in grado di provvedere al mio bisogno di dvd (mi sembra chiaro che siano le uniche cose che mi interessano), come avrei potuto un giorno provvedere da solo al mio bisogno di blu-ray?

E ora sono un promoter per la Blackberry ai mediaworld, il che è figo: paga bene per lavorare praticamente pochissimi giorni al mese, non di sera, niente cose imbarazzanti, niente bambini, niente muscoli richiesti e si è in compagnia di tutte le promoter delle smartbox (quelle di emozione3 penso le scelgano solo in base alla gnoccaggine).
Quando ho cominciato a lavorare per loro (che poi non lavoro per loro, ma per un’agenzia che lavora per loro) era il periodo del lancio del Playbook, il tablet di Blackberry. Ora senza stare a parlare del Playbook (che è una cosa abbastanza invendibile), quello che dovete sapere è che mi ha permesso finalmente di capire i tablet.
È una cosa veramente difficile da spiegare perché avere un tablet è una figata a chi non ha un tablet, ma ci tento comunque con voi.

bello lui

Io ho un HTC Flyer, battezzato come Flyerfly, 16gb solo wifi ed è tipo una tra le mie cose preferite in assoluto. In pratica è come un computer portatile, ma veramente portatile: niente ingombri, niente caricabatterie giganti da portarsi dietro perché la batteria non dura un cazzo, niente sistema operativo pesante che non serve a un cazzo quando sei in giro. In più, ha tutte le belle cose dei cellulari: se devo fotografare qualcosa lo faccio, se mi annoio ho millemila applicazioni per passare il tempo. Ecco, avere un tablet non vuol dire che potete fare a meno di un portatile, ma vi sembrerà ridicolo portare in giro un portatile dopo averlo provato; come non sostituisce un cellulare, ma se avete un tablet potete benissimo ritirare fuori il 3310 dall’armadio (so che ce l’avete ancora lì, e che funziona ancora) che tanto il cellulare figo serve a poco.

Io con il tablet, oltre a navigare/giocare/guardare/ditutto, sto leggendo un sacco di ebook; prego non fate i Giles a parlare dell’odore dei libri, tanto non vi ascolto e sì, lo so che con gli Ereader si legge meglio e blablabla ma con gli Ereader si legge soltanto.
Ora ad esempio sto leggendo 22-11-’63 di Stephen King (mi mancano un centinaio di pagine): bellissimo, talmente bello che l’unica trasposizione fattibile sarebbe una miniserie hbo ma anche quella non riuscirebbe ad avvicinarsi alla bellezza del libro. Non saprei proprio che altro dirvi, non ho idea di come si scrive di libri, ma voi leggetevelo: ha la “garanzia stewiis”.

Leggo un sacco di libri ora perché è semplicemente più comodo scaricare un libro e leggerlo che cercare il libro fisico. E pensandoci bene, ora che ho installato Spotify (una cosa bellissima non disponibile in Italia, ma con un blocco facilmente aggirabile) ascolto anche molta più musica: perché scaricare continuamente album per ascoltari solo una volta e cancellarli quando puoi sentirli in streaming semplicemente facendo una pausa pubblicità ogni 5 canzoni? È molto più comodo Spotify; come è molto più comodo Netflix (un’altra cosa bellissima e non disponibile in Italia, ma con un blocco molto più difficilmente aggirabile) per lo streaming dei film e telefilm, ragion per cui io posso passare anni a tentare di convincere il mio amico a guardarsi Breaking Bad senza successo ma tempo un mese che si è trasferito in Inghilterra e ha cominciato a vederlo là su Netflix.

Sarà che io sono pigrissimo, ma mi sembra veramente che il futuro sia delle cose comode; eppure come insegna 22-11-’63 (read that fucking book) cambiare il passato non è affatto facile, non lo sarebbe neanche senza la pressione di chi non vuole che le cose cambino: parlo soprattutto dell’Italia in questo caso visto che tutte le figate che ci sono nel resto del mondo qui non arrivano mai, ma anche fuori ci sono un sacco di stronzate (vedi Netflix che vuole trasformarsi in un normale canale via cavo, secondo molti perché le varie case cinematografiche non capiscono una ceppa e continuano a rompergli il cazzo).
La verità è che c’è sempre un sorta di nostalgia della tecnologia passata in tutti noi, quella cosa che ci fa fare “awwwwww” ogni volta che vediamo le nostre vecchie vhs dei cartoni disney. E più andiamo avanti più in qualche modo aumenta: ad esempio, sono tornati i vinili nei negozi di dischi, sappiamo benissimo che non è tutta colpa degli hipster.
Fortunatamente se siete affetti da questa condizione c’è un rimedio semplicissimo: l’uso. Se avete ancora un videregistratore funzionante (e già qui, il fatto che siano tutti rotti è indicativo) provate a guardarvi una delle vhs della disney: nel momento in cui dovrete mandare indietro il nastro per tornare all’inizio capirete che il progresso non è solo inevitabile, ma anche una figata incredibile.

Mi è uscito più o meno un tema libero da 1000 parole, figo per almeno un altro mese sono apposto.
Bella! Ste

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4 responses to “Parliamo di lavoro, tablet, nostalgia e progresso”

  1. L.W. says :

    *fangirla sul post*
    Hai postato, hai postato, hai postato. Ok la smetto.
    A me piace leggere i random post che ci regali, mi accontento di uno al mese perchè sono buona.
    Veniamo a noi, cosa emerge da questo post? Che devo leggere 22-11-’63.
    Però, c’è sempre un però, io sono per il “mi compro entrambi”, sfrutto l’ebook per una prima lettura e poi se il libro mi piace veramente tanto, allora lo compro.

    Cioè, questo in teoria, in pratica, finisco quasi sempre per comprare la copia cartacea, prenditela con l’odore delle pagine dei libri. Per me è un po’ come l’odore della benzina, impazzisco.

    • stewii says :

      wait: ovviamente quello che ho scritto è perché grazie alle nuove tecnologie si può accedere a una quantità di contenuti molto più ampia, quindi bisogna superare il fatto che per godere di qualcosa bisogna per forza avere l’oggetto fisico.
      ma, una volta consumato qualcosa se ti è piaciuta secondo me è da comprare (è la filosofia del, tizio merita i miei soldi perché ha fatto una bella cosa, non perché ha fatto una cosa che ho letto/visto). Anzi poi parte il feticcio, quindi si cerca l’edizione limitata delux ultra con contenuti speciali e statuetta del cylon.

      • L.W. says :

        Allora, come al solito, concordiamo.
        Qualcosa mi dice che presto acquisterai il cofanetto edizione limitata di BSG con il cylon dunque😀

  2. frisio says :

    Da quando ha chiuso la mia libreria di fiducia non ho più comprato un libro, ma se c’è la garanzia stewii devo trovare il modo di rimpiazzarla.
    Sugli ebook però probabilmente non cederò mai, posso capirne la comodità però boh c’ho provato e mi sono trovato malissimo. Probabilmente è solo questione d’abitudine però il primo impatto non è stato per niente positivo.

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