Paliamo delle olimpiadi

Per la serie “sempre sul pezzo” oggi parliamo delle olimpiadi, finite settimana scorsa e che hanno lasciato un vuoto nel mio cuore paragonabile a quello di Giugno dopo tutti i season finale delle serie tv.

Ora io non vi dirò che uno dei miei primi ricordi sono le olimpiadi del ’92, perché probabilmente non è vero (avrei avuto solo 2 anni andiamo, senza contare che la mia memoria fa schifo al cazzo) e non voglio dire una stronzata. Da Atlanta ’96 (coi suoi olimpini demmerda di cui trovavo sempre Otto il giavellotto) in poi me le ricordo tutte perfettamente invece. Comunque: in uno dei miei primi ricordi (probabilmente risalente ai mondiali del ’94) ci sono io seduto sul divano della nonna cattiva che guardo una gara del salto in lungo. E dopo un salto particolarmente lungo mia padre mi guarda e mi dice qualcosa come “ma lo sai quant’è? È come dalla porta fino al cancello”.

otto il giavellotto

È una cosa potentissima dire a un bambino che un tizio salta dalla porta fino al cancello, quello spazio che il bambino anche correndo ci mette tre secondi a coprire, perché l’unica cosa che il bambino può pensare è che quel tizio stia volando. In una biografia normale questo sarebbe il punto in cui il bambino dice al padre che “anch’io anch’io voglio saltare”, il bambino si allena un sacco e una ventina di anni dopo finisce per vincere l’oro alle olimpiadi. Non è questo il caso ovviamente, non avete idea di quanto fossi pigro e di quanto fossero pigri i miei genitori. In più io sono sempre stato una persona estremamente realista, quindi era inutile tentare tanto non avrei mai potuto volare. Realismo che mi ha portato dopo una ventina d’anni ad essere nella mia peggior condizione fisica di sempre, ma quello è un altro discorso. Ciò che è importante è che per quanto riguarda lo sport io sono rimasto quel bambino stupito a tal punto da non credere a quello che sta vedendo.

Quindi sì bello il calcio, bellissimo il basket, meno belli tutti gli sport che hanno una rete in mezzo al campo, ma per me gli atleti veri sono quelli che giocano coi limiti della natura umana. Poi anche se non riesci a fare il record del mondo fa niente: coso hai corso i 100 metri in 9.63, una persona normale non li fa neanche in bicicletta.

Il che ci porta ad un’altra considerazione: a me degli italiani alle olimpiadi non me ne frega assolutamente niente. Mentre nei mondiali di calcio mi risulta impossibile tifare per una nazione che non sia l’Italia, nelle olimpiadi io tifo sempre per l’atleta più forte. Poi oh, se l’atleta più forte risulta essere un italiano buon per lui. Se l’atleta più forte risulta essere francese, tifo per il secondo classificato.

Tra parentesi molto distanti tra loro, gli italiani questa olimpiade sono risultati i migliori praticamente soltanto nelle discipline in cui è più importante la tecnica dell’allenamento. Il problema secondo me non è che gli atleti italiani non abbiano voglia di allenarsi duramente ma che non abbiano la possibilità di farlo come vogliono, perché siamo così presi dal calcio che gli altri sport li notiamo una volta ogni quattro anni e quindi gli atleti non possono contare solo su quello per sopravvivere. Gli stati uniti invece hanno sì i loro sport, ma anche la ginnastica artistica ad esempio è molto seguita e non credo sia un caso che quest’anno loro hanno vinto quasi tutto in quella disciplina. Chiusa parentesi.

Dicevamo che non mi importa degli italiani, come non mi importa del medagliere e di chi ce l’ha più lungo. Alle olimpiadi a me importa degli atleti: quelli che vincono e piangono, quelli che perdono e piangono, quelli che si fanno male al primo ostacolo ma arrivano comunque alla fine su un piede solo e piangono. Fa niente se quell’atleta è nato lontanissimo da me e nel giro di una settimana non mi ricorderò più come si chiama, sono quel tipo di emozioni universali che tutti nel mondo in quel momento hanno provato.

Credo che le olimpiadi di Londra siano state le olimpiadi migliori che ho visto perché, un po’ come la penso io, hanno riguardate più gli atleti in generale piuttosto che per un popolo. Certo sono state comunque molto britanniche, ma a differenza della pomposità cinese e dell’orgoglio della Grecia la storia inglese è più o meno la storia del mondo. Bene o male tutti i popoli, chi prima o chi dopo, hanno subito il processo di industrializzazione che ha passato l’Inghilterra e che è stato riprodotto alla cerimonia d’apertura. E saranno anche nati in Inghilterra ma tutti i bambini del mondo hanno letto Peter Pan e Harry Potter. Danny Boyle con quella cerimonia di apertura è riuscito a far vedere quanto c’è di britannico nella vita di tutti i giorni, ma contemporaneamente a dire che non importa dove si è nati visto che comunque (tranne casi eccezionali) abbiamo passato più o meno tutti la stessa storia.

È una cosa che ora, ma probabilmente per ancora molti anni a venire, può riuscire solo agli inglesi; perché sono quel tipo di popolo che ha il coraggio di mettere tutti gli atleti delle olimpiadi in uno stadio formando una Union Jack di tutti i colori delle popolazioni del mondo. E niente ci tenevo a scriverlo, perché se lo meritano e da quel poco che s’è visto alla cerimonia di chiusura di Rio 2016 ci mancherà un sacco tra quattro anni.

Tag:, , ,

3 responses to “Paliamo delle olimpiadi”

  1. L.W. says :

    ” Se l’atleta più forte risulta essere francese, tifo per il secondo classificato.”
    Standing ovation.

    Tra le considerazioni post olimpiade aggiungo che non solo negli States hanno le strutture per la preparazione adeguata degli atleti ma ci sono anche svariati incentivi federali per lo sport, borse di studio per università in primis.

    • stewii says :

      si beh è un po’ un circolo vizioso: più uno sport è seguito, più ricavi ci sono da quello sport, più incentivi vengono dati, più atleti bravi ne escono. il problema vero dell’italia secondo me è che in generale la gente segue solo il calcio quindi non c’è convenienza a investire negli altri sport

  2. Mara says :

    Io non ho un racconto sul come ho iniziato con le olimpiadi. Fatto sta che da Sindney in poi non ne ho persa neanche una.
    Cerimonia di apertura molto molto bella, emozionante, piena di tutto ciò con cui il Regno Unito ci ha arricchito.
    Cerimonia di chiusura pessima, arrotolata su se stessa e ridondante. In più con artisti che “ma anche no”. (Si, scusate se manco di rispetto a Brian May , vi faccio sapere dove parcheggio la macchina per poterla sfregiare).
    MA per fortuna il bello delle olimpiadi è ciò che c’è tra le due cerimonie: chi ce la fa, chi crolla, chi molla, chi resiste. Mi piacciono le facce concentrate di chi sa quanto vale e quanto può ottenere.
    “Inspire a generation” era il motto, ed è così: non si tratta di diventare il prossimo Bolt, ma di applicare quella stessa grinta. Poi è chiaro: la vita è un’altra cosa ma non poi così diversa da quello che si vede in quelle due settimane.
    Detto questo: rio2016…perchè ho paura? possibile che quel poco che si è visto mi abbia agghiacciato a tal punto da andare a vedere le candidate per il 2020?!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: