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Parliamo di Godzilla

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Più che una recensione questa sarà una chiacchierata e sarà piena di spoiler. Se non l’avete visto sappiate solo che il film mi è piaciuto nonostante abbia un sacco di difetti, vi consiglio di vederlo e poi tornare qua a leggere sta cosa.

Da questo momento spoiler, ok? Puoi leggere se non te ne frega niente, ma non venire a cagarmi il cazzo perché ti ho spoilerato il film.

Godzilla per definizione non è né buono né cattivo, è una forza della natura che si difende se messo in pericolo. Detto questo è evidente che nella sua filmografia ci sono film di goodzilla, in cui godzilla lotta contro mostri a tre teste e fa un gran favore all’umanità, e i film in badzilla, in cui il mostro gigante distrugge i piccoli umani. Questo film rientra nel primo tipo, il che mi sorprende molto considerando che ho visto tutti i trailer e a parte un guizzo di un mostro alato non  mi è mai stato fatto intendere che godzilla fosse il buono. Posso accettarlo ovviamente, ma parlando da tizio laureato in marketing fidatevi che non è una bella mossa fare intendere nel trailer che tutte le città distrutte siano opera di godzilla e poi trasformarlo in un eroe. Come tra l’altro non è neanche una buona mossa far intendere che Bryan Cranston sia il protagonista del film e ucciderlo nei primi 20 minuti del film, ma tant’è.

La storia è questa:  un embrione di un mostro, che nel film chiamano MUTO senza alcun motivo visto che dopo un po’ si capisce che anche lui è in grado di comunicare, si stabilisce in una centrale nucleare giapponese perché ha bisogno di radiazioni per crescere.  Rimane lì per 15 anni (perché quale idiota ucciderebbe un FOTTUTO MOSTRO GIGANTE per paura delle radiazioni nucleari, right?) e il mostro è grande e grosso e scappa. Scappa verso la sorella mostro gigante femmina, che tutti credevano morta e quindi nessuno si è preso la briga di distruggere definitivamente. Godzilla è il predatore di questi mostri, gli da la caccia e li uccide. Che la storia del predatore mi è sembrata tanto una paraculata, visto che godzilla non mangia i due mostri e non rappresentano un vero pericolo per lui (è lui che va a cercarli), ma tant’è.

Detto così sembra un film scemissimo, vero, ma qualunque film può sembrare scemissimo se lo si descrive cercando di prenderlo per il culo. Vi assicuro non ho alcun problema con quello che ho scritto fino a questo momento. Il mio problema con il film è tutto sul lato umano della pellicola, sfiga vuole che il lato umano occupi tipo il 70% del film.

L’hanno detto tutti nell’ultimo anno: dopo pacific rim l’unico modo per fare un film di godzilla è mostrare il punto di vista umano della storia. Non più umani piccoli che entrano in robottoni giganti per affrontare mostro giganti, ma umani piccoli che fanno di tutto per sopravvivere contro i mostri giganti. Non riesco a pensare ad un modo in cui questo film avrebbe potuto farlo peggio.

Partiamo dai dati di fatto: questo è un film con solo 4 personaggi. QUATTRO. Di cui uno muore dopo venti minuti. Non riesco a dire il nome di neanche uno di loro. Paragone pacific rim? Ok, l’ho visto più vote, ma col cavolo che mi dimentico il nome di Pentecost, Mako Mori e Hannibal Chau.

I tre personaggi che rimangono devo coprire pressocché da soli la reazioni dei vari gruppi umani, e niente di niente ha un cazzo di senso:

–          Ken watanabe rappresenta la comunità scientifica e non fa assolutamente niente di utile in tutto il film. È l’uomo spiegoni quando serve uno spiegone ma non dà alcun input su come trovare i mostri e su come si possano distruggerli. Chiaramente a nessuno passa per la mente di provare a chiedere a qualcun altro. Tanto non c’è fretta, mica c’è in giro un dinosauro gigante che combatte contro due mostri giganti.

–          Aaron taylor johnson  rappresenta l’esercito, è quello con più screen time e anche quello che ha più persone con cui interagire. Peccato che abbia meno personalità del protagonista di pacific rim, ma hey, chissenefrega. L’esercito in questo film non ha alcun senso, non ha direzione, non ha un vero e proprio comandante.  Non riescono attaccare i mostri perché emettono EMP e quindi le attrezzature elettroniche non funzionano (come se non esistessero i missili a lungo raggio che di elettronico non hanno tipo niente), e il loro piano è attirare tutti i mostri nella baia di san francisco e far esplodere una testata nucleare che li uccida tutti e tre. Mostri che prima di arrivare a san francisco, che mi dicono sia parecchio abitata, devono attraversare il FOTTUTO PACIFICO e il FOTTUTO NEVADA dove non c’è una FOTTUTA ANIMA VIVA. Che senso ha? Tra l’altro Godzilla non emette alcun EMP quindi possono attaccarlo quanto vogliono, ma ben prima che nel film si capisca che lui non vuole fare del male agli umani ci hanno già rinunciato. C’è questa scena ridicolissima di godzilla che nuota verso gli stati uniti con tutte le portaeree che gli navigano da parte senza fare assolutamente niente, come se non fosse un FOTTUTO MOSTRO GIGANTE CHE PUO’ UCCIDERCI TUTTI.

–          Elizabeth olsen rappresenta il popolo comune, e qui la cosa diventa ancora più ridicola. Viene a sapere che esistono dei mostri giganti che stanno distruggendo la hawaii e non batte ciglio, le dicono che deve evacuare la città perché i mostri stanno arrivando e lei manda suo figlio nel rifugio e rimane per aspettare il marito. SUO FIGLIO, QUALE MADRE ABBANDONEREBBE IL FIGLIO AL SUO DESTINO PER ASPETTARE IL MARITO? Io non so, c’è questa calma per tutta la durata nel film che è assolutamente ingiustificata. Elizabeth lavora in un ospedale, sulla tv fanno vedere i mostri giganti e nessuno si fa prendere dal panico. Un bus con dei bambini è fermo sul golden gate bridge con godzilla che sta arrivando e l’autista è solo un po’ irritato che non li fanno passare mentre i bambini se la ridono. Ma nessuno vi ha detto che sta arrivando un mostro gigante? Quanto spesso la vostra città viene invasa da mostri giganti? Si arriva al punto che la gente ad un passo da Godzilla e i Muti che combattono a malapena grida per lo spavento, come se non fosse questo granché.

In quale mondo questo è realismo? Non c’è un cazzo di reale! Io ci conosco, umani, e in quella situazione ogni coglione con una laurea darebbe la sua opinione e uno su 10000 avrebbe ragione, ma tanto nessuno lo ascolterebbe perché ci sarebbe il panico nelle strade e nessuno riuscirebbe ad evacuare una sega, il tutto mentre l’esercito spara tutto quello che trova contro i mostri. Sì, anche godzilla, che nessuno crederebbe mai che un mostro del genere possa essere innocuo.

Certo poi quando c’è godzilla il film è fighissimo, ha un ruggito che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi e quando spara il raggio dalla bocca si è messa ad applaudire tutta la sala. E nel mio cinema gli applausi mica si regalano, a memoria mi vengono in mente solo per the avengers e fast 6. Però ecco, se questo doveva essere un film più umano e più emozionale di pacific rim ha toppato alla grande. Non so nemmeno se riesco a ritenerlo più realistico di pacific rim, e in pacific rim l’umanità combatteva con i robottoni.

Godzilla è uno di quei film che più ci ragiono sopra e più cose ho da lamentarmi quindi gli faccio un favore e la smetto qui. Uscito dalla sala ero abbastanza felice del risultato e per me questo è la cosa più importante, ma da qui a parlare di questo film come il salvatore del genere “mostro grosso” ce ne passano troppe dai. Non prendiamoci in giro.

thor

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Chi vince l’iron throne

Questa stagione di Game of Thrones ha fatto schifo, e su questo non ci piove. A differenza di molti non penso che abbia fatto più schifo della seconda stagione, ma può anche darsi che l’anno scorso avessi delle aspettative più alte che sono state deluse.

Il perché ha fatto schifo è facile capirlo: ci sono un gazilione di personaggi, non c’è alcuna costruzione degli episodi, il budget è da film di serie c e il coinvolgimento di Martin nella realizzazione rende impossibile cambiare questo schema (cosa che non farebbero comunque visto che per qualche strana ragione la serie continua a piacere alla gente). Ma non è di questo che volevo parlare.

Il problema nuovo che ho con questa serie è che mi sta facendo perdere fiducia nel materiale di partenza. Dalla scorsa stagione all’inizio di questa il mio mantra era “Game of Thrones è tutto sommato ancora figo da guardare, ma è il modo meno figo per raccontare questa storia”. Ed è ancora vero più o meno: una realizzazione migliore aiuterebbe sicuramente la serie, ma più si va avanti con la trama più penso che il mio problema sia anche la storia che c’è dietro.

Io non ho letto i libri. All’inizio perché la prima stagione era talmente figa che non volevo rovinarmi le varie sorprese, ora probabilmente li recupererò ma a me solitamente le cose troppo frammentate non piacciono (tipo l’ombra dello scorpione, bello eh ma troppo troppo frammentato) quindi non prometto niente. Sono sicuro che sui libri lo storytelling funzioni molto meglio che sulla tv, ma da quello che ho visto (e ora siamo a metà del terzo libro con la serie) non mi sembra ci sia mai un vero progresso della trama.

E sapete perché? Perché Game of Thrones, in fin dei conti, è una Royal Rumble.

Chi non è molto afferrato col Wrestling (ma che infanzia avete avuto?) ecco cos’è una Royal Rumble: c’è un titolo in palio, che chiameremo per il lol “Campione di WesterosMania”, e i partecipanti salgono un po’ alla volta sul ring. Chi viene buttato fuori dal ring, è eliminato. L’ultimo che rimane vince.

Questo è esattamente quello che sta succedendo da tre stagioni a questa parte. È morto il campione in carica e c’è gente che combatte per il titolo. Tutti quelli che noi chiamiamo plot twist, TUTTI, non solo altro che gente che viene eliminata. E non contano un cazzo perché vengono immediatamente rimpiazzati da altra gente che sale sul ring.

È successa una cosa importante nell’ultimo episodio. Una di quelle cose che i lettori ti dicono “aspetta le nozze rosse, vedrai” ridendo sotto i baffi e tutti noi poveri mortali siamo qui che ce la facciamo addosso prima di vederla. Sapete perché? Perché non sai cosa succederà, ma sai che morirà qualcuno. PERCHÈ MUORE SEMPRE QUALCUNO. PERCHÈ È L’UNICA COSA CHE PUO’ SUCCEDERE A GAME OF THRONES PER PORTARE AVANTI LA TRAMA.

E’ uno schema ripetitivo, noioso, che io non posso accettare.

E quindi chi vince la Royal Rumble? Ancora prima di leggere i libri, ancora prima che Martin finisca di scriverli, ci si può arrivarci col ragionamento: O Daenerys o Jon Snow. Perché sono gli unici due che non sono sostituibili con altri personaggi di casate di cui non si sapeva l’esistenza fino ad un momento prima. Una ha i draghi, l’altro ha il destino. Considerando com’è fatto Martin, io punto su Dany.

Per come la vedo io, troppo comodo.

Parliamo di XFactor 6

È finita, il secondo xfactor che ho seguito e il secondo che ho amato tantissimo. Io che di solito rimango indietro con tutto non mi sono perso nemmeno una puntata, nemmeno quellammerda di disco night che ci rifilano ogni anno, ecco quanto è bello. Quest’anno niente pagelle, visto che è stata un’edizione molto simile alla scorsa e se volete vi rileggete quelle cambiando i nomi, faccio più un discorso sul perché xfactor ha fallito ma anche trionfato quest’anno.

Ha fallito per quello con cui ci lascia adesso, con dei singoli brutti (io continuo a pensare che il migliore sia quello di Daniele, una ballad orecchiabile che sarebbe stata molto radiofonica se Simona non avesse distrutto completamente il cantante) che fanno sembrare Distratto un capolavoro, e non lo era. (Non ci penso mai lo era, per quanto possa essere capolavoro ciò che deve solo funzionare). Il problema secondo me è sempre il fraintendimento su cosa si intende con la parola POP, perché per esempio se si intende il genere POP allora le Donatella sarebbero dovute arrivare in finale, nonostante fossero totalmente incapaci a cantare. Ci sono però due problemi con questa definizione:

1) il POP inteso in quel senso è morto, ormai è tutto o più discotecaro o più leggero, quella via di mezzo che andava tanto negli anni 2000 ormai non c’è più. Basta guardare Kylie Minogue (che a quanto dicono è la “principessa” del pop), giovedì in trasmissione ha cantato un singolo del 2001, tra l’altro riarrangiato con i violini e stronzate varie per attualizzarlo.

2) prendendolo il POP come un genere allora vuol dire che, come tutti i generi, ci sono quelli che lo fanno bene e quelli che lo fanno male. Non è che basta mettere una base elettronica sotto alle parole per avere il POP, come tentano di fare i Frères Chaos nel loro singolo.

Oppure si intende il POP come ciò che è popolare, che vende, e in quel caso c’è poco da lamentarsi. In realtà noi che pensiamo che i singoli facciano schifo siamo una minoranza assoluta, l’Italia è piena di gente a cui piace quello schifo; ragion per cui uno come CALDAIA arriva in finale: per chi ha una mentalità un po’ più internazionale è inqualificabile, per chi compra Laura Pausini è un bravo ragazzo con una gran voce (e devo dire che se non avesse quell’accento veneto che odio a morte la voce mi piacerebbe anche). Un mercato che considerando il divieto assoluto dell’inglese sui singoli (io continuo a trovare l’Italiano la morte della musica) va benissimo a chi sta dietro al programma, e che di fatto taglia fuori qualunque tentativo di fare qualcosa di un po’ diverso.

(la prima esibizione che si trova cercando “x factor 5” su youtube. poi vai a darle un inedito di merda in italiano, deficiente).

Ci perde ovviamente la qualità, ma è un problema di mentalità non di xfactor, e quella non possiamo pensare di cambiarla in due mesi di programma televisivo. Ovvio quindi che l’Ics di turno perderà sempre, mi spiace però perché la sua perdita non fa che dare altra forza a chi ne ha già tanta: l’anno scorso avevo detto che anche se i Moderni avevano perso erano i veri vincitori dell’edizione, un anno dopo bisogna ammettere che non è vero: stanno lanciando un nuovo album che non si caga nessuno e la gente si ricorda di loro solo per la pubblicità del mcdonalds. Spero che qualcuno voglia investire di più in Ics di quanto stiano investendo in loro.

Xfactor ha trinfato anche quest’anno però, perché in realtà del cosa succede dopo il programma importa veramente poco. Ogni anno si cerca la nuova star della musica, in tanti paesi diversi e in tanti programmi diversi, e di tutti i talenti “scoperti” a diventare effettivamente delle star ce ne saranno 2 in tutto il mondo. Ciò che importa è la qualità del programma: divertirsi, ascoltare buona musica, livetwittare insieme a migliaia di sconosciuti le performance e prendere per il culo Simona Ventura. Xfactor è un programma televisivo bellissimo, con un presentatore incredibile (grande Cattelan, sei il migliore), dei giudici che funzionano bene tra loro (anche se litigano continuamente, tutto fa audience) Tomassini che amalo/odialo ha un sacco di personalità e tante storie. [sto facendo finta che l’extrafactor non esita]. Le storie sono il cuore del reality, soprattutto nei talent, e anche quest’anno xfactor ci ha fornito tante belle storie: CALDAIA dalle caldaie alla finale, la cosa più incestuosa che abbia mai visto sulla tv italiana, Danielenoncenefotteuncazzodeituoigenitori, Elio Nice è eliminata -> deal with it; e soprattutto il sogno italiano, l’imbranata vincente: Chiara.
Chiara è bravissima, anche più di Francy dell’anno scorso, ma è impossibile non notare l’assoluta somiglianza caratteriale tra le due: l’imbranataggine in qualunque cosa dicano, non sapere mai come comportarsi, muoversi sul palco solo se glielo ordina il coreografo e dare sempre l’aria di una che si trova li per caso. A quanto pare agli Italiani non ha ancora rotto il cazzo questa figura, io quella mano alzata alla “whatever” a Chiara gliel’avrei tagliata con una sega.

Ma in fondo cosa ne voglio capire io degli italiani, stiamo parlando di un popolo per cui essere gnocca è una cosa negativa, deficienti. #TeamGendry tutta la vita. Un giorno, tra vent’anni quando ormai sarai vecchia forse capiranno che il 90% delle pop star sotto i vent’anni canta peggio di te e i discografici se ne fottono altamente facendo i miliardi con autotune. Un giorno, forse.

(Stewii’s best act 2012)

The Expendables II

C’è veramente poco da dire su The Expendables II: il mondo si divide in quelli a cui non è piaciuto perché ha un po’ di difetti e quelli che, considerando le premesse che aveva questo film, pensano che sia uscito fin troppo bene. Io sono nella seconda categoria, chissenefrega se la sceneggiatura è a tratti ridicola e il regista è messo lì per fare il babysitter: sono accuse oggettive vero, ma non cambia il fatto che questo film coinvolge, esalta e fa uscire dalla sala con la voglia di jean-claude-calciare il primo che passa. L’unica cosa che non mi è veramente piaciuta è Chuck Norris, non che mi importi il fatto che uno degli attori più importanti del cinema d’azione sia stato ridotto a semplice meme, è solo che si vede benissimo che è di una generazione precedente a tutti gli altri e risulta ridicolo in quella situazione. Poi sì forse avrei voluto vedere Schwarzy e Willis fare anche un po’ a pugni oltre che sparare e Van Damme si meritava un sacco di minuti in più (è quello invecchiato meglio, dovrebbe fare un film ogni 2 mesi), ma considerando che è un miracolo averli tutti insieme sullo schermo direi che mi accontento.

Se scrivo queste cose che avete già letto ovunque (a meno che non leggiate solo il mio blog, in tal caso avete problemissimi) è più che altro per ringraziare questo film. Non perché “ci sono tutti gli eroi di quando ero piccolo in un solo film”, io da piccolo non ho mai guardato i film d’azione perché per mio padre erano tutte “americanate” (non che mio padre sia un intellettuale a cui piacciono i film impegnati, è solo una mezzasega). Ho cominciato ad appassionarmi ai film d’azione alle medie, probabilmente dopo l’uscita di Kill Bill e da lì ho cominciato a recuperarli, ma anche se è bello avere tutte quegli attori sullo schermo sicuramente non c’è quel fattore nostalgia che hanno molti altri.
Ringrazio perché questi “vecchi che dovrebbero stare in un museo” stanno riportando in vita un genere che adoro ma che nell’ultimo periodo non ha avuto il successo che merita. E se è vero che per loro sono le ultime occasioni per essere gli eroi che salvano la situazione, è anche vero che solo loro sono volti abbastanza noti da poter riportare la gente al cinema e incentivare il cinema action. Ora, o meglio con il prossimo, se volessero fare le cose per bene dovrebbero affiancare alle vecchie glorie anche qualche volto nuovo, per passare la torcia agli eroi di domani. Dite quello che volete su Liam Hemsworth ma a me è piaciuto quel poco che ha fatto e piuttosto che vederlo in qualche commedia romantica del cazzo preferisco vederlo provare con i film d’azione. Per il momento comunque mi accontento della nuova visibilità dei classici, che quest’anno ci permette di avere un nuovo film di stallone, schwarzenegger, van damme lundgreen atkins.

iron man

The Amazing Spider-Man

Quando è uscita la notizia di un nuovo spiderman il dibattito era sulla “necessità” di questo film: tra chi pensava che la trilogia di Raimi bastasse e avanzasse, chi ne voleva un quarto di Raimi, chi ne voleva un reboot, chi voleva un quarto senza Raimi e cambiando il cast, chi voleva una margherita con patatine e via via con le ordinazioni.

Poi ci hanno messo Marc Webb come regista, che in vita sua ha fatto solo (5oo) days of summer (che a me piace molto, ma non è precisamente un film d’azione eh), Andrew Garfield coi suoi 30 anni e l’hanno ambientato nell’universo ultimate. No a me non me ne frega niente, continuo a non aver ancora letto un fumetto marvel, ma sospetto che a molta gente abbia fatto schifo al cazzo questo decisione. Al che direi che di tutte le ordinazioni fatte dalla gente più o meno il 90% sono state respinte, eppure facendo il check-in su icheckmovies, dopo 2 settimane dall’uscita, questo film era già nella lista dei più alti incassi di sempre.

Questo mi porta alla prima considerazione: c’è sempre spazio per un po’ di spiderman. Questo è senza dubbio merito di Raimi che per quanto mi riguarda ha assolutamente aperto il genere dei supereroi con il primo spiderman (apertura che ha portato a molte schifezze e ha un po’ ucciso l’action normale, ma è un discorso che non ho sbatta) facendo un film finalmente figo, tanto che prima di The Avengers quando pensavo al film supereroistico fatto bene la mente andava subito ai primi due capitoli di quella trilogia. Questo per dire che io sono un gran fan dello spiderman di Raimi (ultima volta che scrivo il suo nome giuro), è un film migliore di questo ma ciò non vuol dire che non possa godermi questo amazing spiderman. Andare al cinema pensando “wow speriamo che sia bello come il primo” mi sembra ingiusto considerando che il 90% dei film supereroistici degli ultimi 10 anni non è bello quanto il primo spiderman.

E finalmente arriviamo a quello che penso del film. The Amazing Spider-man (ultima volta che metto il trattino tra spider e man giuro, a che cazzo serve?) è un film con un po’ di difetti. Il primo è il cast: io gli voglio un gran bene a Andrew Garfield ed Emma Stone, e sarebbero stati anche buoni per la parte se il film fosse stato girato 6 anni fa. Hanno 30 anni, si vede e io sono il tipo di persona che gli adolescenti interpretati dai 30enni non li può vedere. “Papà ho compiuto 17 anni” Sì, nel 2005

Rimanendo su Gwen Stacy si può dire che il suo personaggio sembra scritto da un geek di 16 anni. Figa, non solo intelligente ma intelligente e scienziata, che si veste come una modella per andare a scuola e basta balbettare qualcosa perché esca con te… dude, you only got thee wishes. E poi c’è il fatto che Lizard non è un gran cattivo (su questo c’è da dire che io di tutti i film marvel salvo soltanto Octopus e Loki), l’azione è nella norma, la scrittura è a tratti un po’ calcata ed il film è un po’ lento per questo tipo di film.

Ecco quindi cosa c’è di bello? C’è di bello che cambia il personaggio, e il personaggio cambia tutto. Il Peter Parker di Tobey Maguire (see what i did per non scrivere ancora la parola con la R?) è un personaggio irrealistico per oggi, fottesega se nei fumetti è scritto così, mi sembra irrealistico persino per 10 anni fa. Quel ragazzo è un adolescente, gli sono morti il genitori ed è intelligentissimo ma intrappolato in un corpo troppo debole per farsi valere contro il mondo: non te la cavi con un “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, il personaggio è troppo complesso per essere risolto così. E il senso di colpa per la morte di Zio Ben deve metterlo in moto, non limitarlo.

Allora facciamo che Peter Parker non è sfigato. Avete visto 21 jump street (non l’avete visto? shame on you), gli sfigati non esistono più: ora ci sono i nerd. E se Peter Parker esistesse veramente in questo momento, sarebbe così: il ragazzo intelligente un po’ annoiato dalla normalità, ma non quello che non cade sul pulmino della scuola (hello ’80s). Non è che perché è figo e ha lo skateboard che allora NON PUO’. Poi facciamo che non ha accettato un cazzo la morte dei suoi genitori, facciamo che ha 17 anni e ogni tanto fa quel cazzo che vuole lui (mio fratello ha 17 anni, fa sempre quel cazzo che gli gira). Facciamo che ad azionarlo è la voglia di vendetta e che diventa spiderman solo quando salva qualcuno e finalmente capisce (anche lì è grazie ad un padre, mica per niente). Toh, abbiamo creato un personaggio vero.

A questo ampliamento psicologico di Peter corrisponde un ridimensionamento di spiderman. È forte, ma neanche lontanamente paragonabile a Lizard. Vive a New York, non a Gotham: in condizioni normali la polizia non ha bisogno di lui. Tenta di fotografare Lizard per vendere le foto al giornale e lui gli distrugge la macchina. Non spara ragnatele ma se le costruisce, e non sono il jolly che ti permette di muoverti da un posto all’altro come vuoi ma ha bisogno di qualcosa su cui appendersi. È uno spiderman che va aiutato, perché altrimenti avrebbe fallito (e anche con l’aiuto, non è che abbia veramente vinto considerando come va a finire).

Tutto questo da al personaggio (e di conseguenza alla pellicola) un realismo che neanche gli arcobaleni che escono dal culo di Gwen Stacy riescono a spezzare. Questo è un personaggio a cui ci si può relazionare, non a caso molte volte vediamo l’azione in prima persona (il comunemente detto “mirror’s edge” shit, a me è piaciuto avrebbero dovuto utilizzarlo di più): si vede coi suoi occhi perché finalmente ci si più identificare.

Torniamo al dibattito sulla necessità di un nuovo film di spiderman: serve davvero un altro film di spiderman figo con un ritmo alto e tanta azione ma con il personaggio vecchio? Per me no grazie, tutte le combinazioni di “vorrei ma non posso” direi che sono state esaurite. Quello che serve è questo, maggior approfondimento di uno dei personaggi più belli mai creati. Poi che poteva essere fatto meglio è ovvio, non ho neanche parlato del “boyfriend” che l’adattatore italiano ci ha piazzato alla fine, ma come origins story mi è piaciuto tantissimo.

thor