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In questo momento

In questo momento dovrei studiare, invece sto scrivendo un post sul blog. Ok così è messa un po’ troppo semplice, we have to go deeper.

In questo momento dovrei studiare, che è la priorità numero uno visto che tra poco ci sono gli esami; ma dovrei anche recuperare un sacco di serie tv con cui sono rimasto indietro, guardare uno dei 20 film scaricati e lasciati a marcire nella cartella download, finire di leggere un paio di libri e lavarmi. Tutte cose che rientrerebbero comunque nella categoria procrastinazione (that can’t be right, l’importante è che avete capito) ma che avrebbero comunque una qualche utilità.

In questo momento invece sto scrivendo un post sul blog, che leggeranno le solite venti persone (immaginarie) e che non avrà nessuna utilità né per me né per le solite venti persone (immaginarie). Tra l’altro è anche un post nuovo, quando nelle bozze ci sono 3 o 4 articoli lasciati a metà che non riprenderò mai e non ho voglia di cancellare del tutto. Tra l’altro a pensarci bene non sono neanche sicuro che finirò effettivamente questo post e la cosa non sarebbe affatto male: dopotutto non farei perdere tempo alle solite venti persone (immaginarie).

La questione è: secondo vuoi quanto è difficile aprire la dispensa di economia degli scambi internazionali che c’è qui da parte e studiarmi stocazzo di modello ricardiano?

– Non tanto difficile?
– Esatto… testa rasata. Chi è profuma di lillà qui?

Lo so anch’io che è facile, cristosanto, non ci vuole un cazzo a farlo. Eppure non ci riesco, mi viene la morte solo a pensare di aprila.
Ma fin qui, anche se non sembra, va tutto bene. Non passo scambi internazionali? Lo rifaccio, e lo rifaccio, e lo passo con un voto schifo e avanti il prossimo: chissenefrega. Il problema è come questo influenza tutto il resto.
Non studi? Va beh guardati un film. Eheh troppo facile, io non so come fate voi persone normali ad essere efficienti anche nel perdere tempo.
Il mio cervello funge così: Non studi? Bene, allora ti impedisco di fare qualunque altra cosa in modo da farti sentire da schifo. Fottuto cervello, ci riesce sempre.

Non credo che possiate capire veramente quanto faccia male questa cosa se non siete come me. Io di sicuro non so descrivere come ci si sente, forse non è neanche possibile farlo: il linguaggio non dovrebbe permetterlo visto che non abbiamo il diritto di lamentarci. La verità è che non voglio niente da voi, voglio solo impiegare il tempo in qualcosa.. perché se non lo faccio anche questa giornata se ne andrà e io non avrò niente che me la distingua da tutte le altre.

Fottuto cervello.

Le basi

Da piccolo ogni volta che si rompeva qualcosa di tecnologico io lo smontavo per ripararlo. Non sono mai riuscito a riparare niente, ovviamente, a dirla tutta è probabile che se avessi smontato e rimontato qualcosa di funzionante avrei finito per romperla.
Ma non è quello il problema, andiamo nessuno si aspetta che un bambino riesca a riparare qualcosa di tecnologico (che a pensarci bene non è la parola più appropriata per indicare quelle sveglie elettroniche e quei giocattoli “che si illuminano”). Forse solo in Cina, ma grazie al cazzo loro li costruiscono.. sarebbero capaci tutti.

Il problema è che non avevo idea di cosa volesse dire riparare, come non avevo idea di cosa volesse dire tecnologico; probabilmente non ho tutt’ora idea di che cosa voglia dire “tecnologico”, visto che dal mio punto di vista rientrano in quella categoria tutti le “cose” che funzionano con l’elettricità.
Io toglievo le viti con il cacciavite (credo di aver svitato e avvitato più viti nei primi 10 anni di vita che in tutto il resto) e poi prendevo il martello e picchiavo sperando che le mie martellate fossero magiche e riparassero automaticamente l’oggetto.

Questo per dire che la tecnologia è una delle tante cose che non comprendo. Sia chiaro non sono uno di quei vecchiacci che non sanno neanche che tasto si usa per accendere il computer: io gli apparecchi tecnologici li uso continuamente e anche bene rispetto alla media, ma non capisco come diavolo facciano a funzionare. Ho studiato informatica per tre anni alle superiori: mi han parlato di silicio, a cui si può dare valore 0 e 1 e formare parole, programmi, computer etc. Ma il silicio è un minerale, una roccia. E loro vorrebbero farmi credere che un centinaio di anni fa la gente si è messa a lavorare con una cazzutissima roccia e ora ci sono gli iphone? Wow, mi spiace Kryptonite ma direi che abbiamo una nuova campionessa mondiale delle rocce. Discorso, discorso, discorso.

Stessa cosa per i motori, come fanno a funzionare senza, boh, esplodere? O la biologia: noi siamo fatti da piccole cellule, e se guardi al microscopio vedi le piccole cellule. A loro volta le piccole cellule sono formate da molecole, che sono insiemi di atomi, e se prendi un microscopio enorme e sborone vedi i piccoli atomi. Ma com’è che da una manciata di piccoli atomi, molecole e cellule si arriva ad una persona che parla, cammina e ingerisce cibo? Cibo che, tra le altre cose, è fatto da piccole cellule che a loro volta sono fatte da piccoli atomi. Mi immagino Dio che mostrando il mondo a Gesù e gli dice “figliolo qui, una volta, era tutto Carbonio”.

La gente è capace di dirti vita, morte e miracoli della fotosintesi clorofilliana ma se poi vuoi che ti spieghino le basi finiscono per usare frasi generiche che dicono tutto e niente allo stesso tempo. Non dico che siano cose impossibili da capire, ma che sono quel tipo di argomento che o si capisce al volo o non si capirà mai. Forse è per questo che non farò mai niente di importante nella vita: non capisco la base di troppe cose. Avessi capito come funziona internet magari l’avrei inventato io facebook. Diamine se capissi come si crea la vita da una manciata di piccoli atomi e molecole magari lo creerei io un universo. Uno meno noioso di questo, possibilmente.

Comunione – Famiglia

Domenica sono andato alla comunione di mia cugina. Ora, il mio orientamento religioso è “il più ateo possibile che non dia dispiaceri a nonna”, ma i sacramenti tutto sommato mi sono sempre piaciuti: ho avuto la mia prima playstation per la comunione (con tanto di “international superstar soccer pro” dentro, altro che il PES moderno) e il mio primo cellulare alla cresima (un Siemens, modello merdissima). Tra l’altro penso che quest’ultima abbia avuto un ruolo fondamentale per la mia ateizzazione nel momento in cui mi sono reso conto di quanto ridicola fosse la storia della discesa dello spirito santo su di me.

E poi dai: si mangia (food porn), si sta in famiglia.
Io sono una di quelle persone a cui piace la propria famiglia e riesce anche a scriverlo su un blog senza cancellare il testo immediatamente o prendere fuoco. Certo a piccole dosi e diluite nel tempo (tipo natale è il dramma) ma considerando quello che vedo in giro sulla mia ci metto la firma.

Il mio preferito è ovviamente mio zio, non padre della comuniata (ritratta nella foto accanto ad un nano membro del Ku Klux Klan) ma che sta con la madre della bimba da un sacco di anni quindi ormai non fa più alcuna differenza. E poi la bimba è adorabile, le farei da padre anch’io se me lo chiedesse. Al fratello sfigato con gli occhiali enormi di plastica no.

Tanto per farvi capire, mio zio è il tipo di persona che a 25 anni ha aperto un negozio di videogiochi, fallito nel giro di poco tempo visto che la ps1 ce l’avevano tutti modificata e nessuno comprava più i videogiochi (nemmeno io a dirla tutta). Anche ora, a quasi quarant’anni, che ha un lavoro vero e una famiglia sua segue tutte le partite di basket che può e continua a collezionare i Dylan Dog. Yeah, that’s the kind of grown up i wanna be.

Sto cominciando a rendermi conto che questo post è già finito: non è che posso mettermi a descrivere tutti gli altri membri della mia famiglia visto che mio zio era ovviamente l’unica persona un attimino interessante; e non ho neanche voglia di pensare se vorrò o no una famiglia da grande. Volevo semplicemente fare un post come quelli di una volta in cui vi racconto un po’ di cazzi miei, che da quando ci sono facebook e twitter sono un po’ scomparsi dall’internet. Quei post senza contenuti che potete anche non leggere perché non dicono niente, ma che in qualche modo legano di più ad una determinata persona che leggere i suoi tweet. Che alla fine, tanto per tornare in tema, è un po’ la differenza che c’è tra la prozia di secondo grado che non vedi mai e i famigliari stretti.

Frase d’effetto finale, Ste.