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Parliamo di Godzilla

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Più che una recensione questa sarà una chiacchierata e sarà piena di spoiler. Se non l’avete visto sappiate solo che il film mi è piaciuto nonostante abbia un sacco di difetti, vi consiglio di vederlo e poi tornare qua a leggere sta cosa.

Da questo momento spoiler, ok? Puoi leggere se non te ne frega niente, ma non venire a cagarmi il cazzo perché ti ho spoilerato il film.

Godzilla per definizione non è né buono né cattivo, è una forza della natura che si difende se messo in pericolo. Detto questo è evidente che nella sua filmografia ci sono film di goodzilla, in cui godzilla lotta contro mostri a tre teste e fa un gran favore all’umanità, e i film in badzilla, in cui il mostro gigante distrugge i piccoli umani. Questo film rientra nel primo tipo, il che mi sorprende molto considerando che ho visto tutti i trailer e a parte un guizzo di un mostro alato non  mi è mai stato fatto intendere che godzilla fosse il buono. Posso accettarlo ovviamente, ma parlando da tizio laureato in marketing fidatevi che non è una bella mossa fare intendere nel trailer che tutte le città distrutte siano opera di godzilla e poi trasformarlo in un eroe. Come tra l’altro non è neanche una buona mossa far intendere che Bryan Cranston sia il protagonista del film e ucciderlo nei primi 20 minuti del film, ma tant’è.

La storia è questa:  un embrione di un mostro, che nel film chiamano MUTO senza alcun motivo visto che dopo un po’ si capisce che anche lui è in grado di comunicare, si stabilisce in una centrale nucleare giapponese perché ha bisogno di radiazioni per crescere.  Rimane lì per 15 anni (perché quale idiota ucciderebbe un FOTTUTO MOSTRO GIGANTE per paura delle radiazioni nucleari, right?) e il mostro è grande e grosso e scappa. Scappa verso la sorella mostro gigante femmina, che tutti credevano morta e quindi nessuno si è preso la briga di distruggere definitivamente. Godzilla è il predatore di questi mostri, gli da la caccia e li uccide. Che la storia del predatore mi è sembrata tanto una paraculata, visto che godzilla non mangia i due mostri e non rappresentano un vero pericolo per lui (è lui che va a cercarli), ma tant’è.

Detto così sembra un film scemissimo, vero, ma qualunque film può sembrare scemissimo se lo si descrive cercando di prenderlo per il culo. Vi assicuro non ho alcun problema con quello che ho scritto fino a questo momento. Il mio problema con il film è tutto sul lato umano della pellicola, sfiga vuole che il lato umano occupi tipo il 70% del film.

L’hanno detto tutti nell’ultimo anno: dopo pacific rim l’unico modo per fare un film di godzilla è mostrare il punto di vista umano della storia. Non più umani piccoli che entrano in robottoni giganti per affrontare mostro giganti, ma umani piccoli che fanno di tutto per sopravvivere contro i mostri giganti. Non riesco a pensare ad un modo in cui questo film avrebbe potuto farlo peggio.

Partiamo dai dati di fatto: questo è un film con solo 4 personaggi. QUATTRO. Di cui uno muore dopo venti minuti. Non riesco a dire il nome di neanche uno di loro. Paragone pacific rim? Ok, l’ho visto più vote, ma col cavolo che mi dimentico il nome di Pentecost, Mako Mori e Hannibal Chau.

I tre personaggi che rimangono devo coprire pressocché da soli la reazioni dei vari gruppi umani, e niente di niente ha un cazzo di senso:

–          Ken watanabe rappresenta la comunità scientifica e non fa assolutamente niente di utile in tutto il film. È l’uomo spiegoni quando serve uno spiegone ma non dà alcun input su come trovare i mostri e su come si possano distruggerli. Chiaramente a nessuno passa per la mente di provare a chiedere a qualcun altro. Tanto non c’è fretta, mica c’è in giro un dinosauro gigante che combatte contro due mostri giganti.

–          Aaron taylor johnson  rappresenta l’esercito, è quello con più screen time e anche quello che ha più persone con cui interagire. Peccato che abbia meno personalità del protagonista di pacific rim, ma hey, chissenefrega. L’esercito in questo film non ha alcun senso, non ha direzione, non ha un vero e proprio comandante.  Non riescono attaccare i mostri perché emettono EMP e quindi le attrezzature elettroniche non funzionano (come se non esistessero i missili a lungo raggio che di elettronico non hanno tipo niente), e il loro piano è attirare tutti i mostri nella baia di san francisco e far esplodere una testata nucleare che li uccida tutti e tre. Mostri che prima di arrivare a san francisco, che mi dicono sia parecchio abitata, devono attraversare il FOTTUTO PACIFICO e il FOTTUTO NEVADA dove non c’è una FOTTUTA ANIMA VIVA. Che senso ha? Tra l’altro Godzilla non emette alcun EMP quindi possono attaccarlo quanto vogliono, ma ben prima che nel film si capisca che lui non vuole fare del male agli umani ci hanno già rinunciato. C’è questa scena ridicolissima di godzilla che nuota verso gli stati uniti con tutte le portaeree che gli navigano da parte senza fare assolutamente niente, come se non fosse un FOTTUTO MOSTRO GIGANTE CHE PUO’ UCCIDERCI TUTTI.

–          Elizabeth olsen rappresenta il popolo comune, e qui la cosa diventa ancora più ridicola. Viene a sapere che esistono dei mostri giganti che stanno distruggendo la hawaii e non batte ciglio, le dicono che deve evacuare la città perché i mostri stanno arrivando e lei manda suo figlio nel rifugio e rimane per aspettare il marito. SUO FIGLIO, QUALE MADRE ABBANDONEREBBE IL FIGLIO AL SUO DESTINO PER ASPETTARE IL MARITO? Io non so, c’è questa calma per tutta la durata nel film che è assolutamente ingiustificata. Elizabeth lavora in un ospedale, sulla tv fanno vedere i mostri giganti e nessuno si fa prendere dal panico. Un bus con dei bambini è fermo sul golden gate bridge con godzilla che sta arrivando e l’autista è solo un po’ irritato che non li fanno passare mentre i bambini se la ridono. Ma nessuno vi ha detto che sta arrivando un mostro gigante? Quanto spesso la vostra città viene invasa da mostri giganti? Si arriva al punto che la gente ad un passo da Godzilla e i Muti che combattono a malapena grida per lo spavento, come se non fosse questo granché.

In quale mondo questo è realismo? Non c’è un cazzo di reale! Io ci conosco, umani, e in quella situazione ogni coglione con una laurea darebbe la sua opinione e uno su 10000 avrebbe ragione, ma tanto nessuno lo ascolterebbe perché ci sarebbe il panico nelle strade e nessuno riuscirebbe ad evacuare una sega, il tutto mentre l’esercito spara tutto quello che trova contro i mostri. Sì, anche godzilla, che nessuno crederebbe mai che un mostro del genere possa essere innocuo.

Certo poi quando c’è godzilla il film è fighissimo, ha un ruggito che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi e quando spara il raggio dalla bocca si è messa ad applaudire tutta la sala. E nel mio cinema gli applausi mica si regalano, a memoria mi vengono in mente solo per the avengers e fast 6. Però ecco, se questo doveva essere un film più umano e più emozionale di pacific rim ha toppato alla grande. Non so nemmeno se riesco a ritenerlo più realistico di pacific rim, e in pacific rim l’umanità combatteva con i robottoni.

Godzilla è uno di quei film che più ci ragiono sopra e più cose ho da lamentarmi quindi gli faccio un favore e la smetto qui. Uscito dalla sala ero abbastanza felice del risultato e per me questo è la cosa più importante, ma da qui a parlare di questo film come il salvatore del genere “mostro grosso” ce ne passano troppe dai. Non prendiamoci in giro.

thor

È giunto il momento di farvi Netflix

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Generalmente non sono il tipo di persona che riesce ad aspettare qualcosa, soprattutto se il motivo per cui non mi è disponibile quella determinata cosa è perché abito in un paese del cazzo. Quindi mi capita spesso di guardare film in camrip con sottotitoli in russo e qualità video “cataratte ad entrambi gli occhi”; so che non dovrei farlo, che mi perdo gran parte dell’esperienza di visione e che chi ha fatto quel film mi guarderebbe con uno sguardo pieno di disapprovazione, ma io sono fatto così e ormai è troppo tardi per riportare indietro il mio cervello per farmene dare uno nuovo.

Con Netflix è più o meno la stessa cosa: esiste da anni ma purtroppo in Italia non è ancora arrivato, principalmente perché l’Italia è un paese del cazzo. Ovviamente io ho tentato comunque di usarlo per tanto tempo (con risultati pessimi visto che con proxy e vpn gratis funge da schifo) ed ora finalmente c’è un metodo semplice per averlo e va alla grande.

Il metodo in questione è tramite l’estensione per Chrome e Mozilla (per quest’ultimo non l’ho provata, ma non vedo perché non dovrebbe andare) Media Hint, non chiedetemi come fa ma funziona: tutto quello che “non è disponibile nel tuo paese”, eccetto per qualche motivo i video di Youtube, ti funziona. Il che vuol dire Netflix, ma volendo anche Hulu (e Hulu +) e Pandora e Spotify (ma per quelli non ci sono mai stati tanti problemi). Netflix è un servizio esclusivamente a pagamento, quindi per registrarsi bisogna mettere il numero della carta di credito. Lo si prova per 30 giorni e se ci cancella prima non ti addebitano niente, ma tranquilli che non lo farete.

Tre domande:

  1. Perché Netflix? Perché è veramente un servizio della madonna, che per noi costa sui 6 euri e qualcosa al mese (meno di un ingresso al cinema, meno di una delle tante t-shirt 24h) e ne vale come minimo il doppio. Se potessimo anche noi usarlo sulla tv tramite l’xbox direi che ne vale anche una ventina. C’è semplicemente tanta di quella roba da vedere che qualcosa si trova sempre, la qualità video (connessione vostra permettendo) è altissima, i sottotitoli (in inglese) sono quasi sempre disponibili e in un mese di utilizzo non l’ho mai beccato down una volta. L’unico problema è un po’ la presentazione dei contenuti, perché nella home page si vedono sempre le stesse cose, ma se vai su un genere cinematografico e cominci a scrollare passano i minuti prima che arrivi alla fine.
  2. Perché adesso? Perché questo non è un camrip coi sottotitoli in russo e qualità video “cataratte ad entrambi gli occhi”, questo è l’equivalente di un bluray rip. Se c’è un servizio figo e non c’è bisogno di aspettare che arrivi in Italia per poterlo usare, non vedo perché aspettare. In più questo metodo è troppo bello per essere vero e non vorrei che tra poco smettesse di funzionare e ve lo perdeste.
  3. Cosa ci trovo? Oh di tutto, qui potete vedere una minima parte di quello che è disponibile. La cosa che mi ha sorpreso di più sono le serie tv: bene o male quasi tutti gli show importanti broadcast degli ultimi 10 anni ci sono, ma anche tanti vecchi cult (tipo io ho incominciato a vedere la serie classica di Star Trek). Poi c’è Lost, Battlestar Galactica, Buffy, Angel, Arrested Development, X files, Firefly, South Park, Breaking Bad, Mad Men, Friday Night lights, Scrubs, TUTTE LE SERIE DEI POWER RANGERS. TUTTE. Ma è anche pieno di  documentari, e Drive, Warrior, Commando, The evil dead, Jumanji. Francamente a parità di prezzo non capisco come si possa scegliere Hulu+ a Netflix.

Insomma, fatevi Netflix e basta. Giuro che non mi pagano, ma dovrebbero. Potrebbero. Su pagatemi T.T

Paliamo delle olimpiadi

Per la serie “sempre sul pezzo” oggi parliamo delle olimpiadi, finite settimana scorsa e che hanno lasciato un vuoto nel mio cuore paragonabile a quello di Giugno dopo tutti i season finale delle serie tv.

Ora io non vi dirò che uno dei miei primi ricordi sono le olimpiadi del ’92, perché probabilmente non è vero (avrei avuto solo 2 anni andiamo, senza contare che la mia memoria fa schifo al cazzo) e non voglio dire una stronzata. Da Atlanta ’96 (coi suoi olimpini demmerda di cui trovavo sempre Otto il giavellotto) in poi me le ricordo tutte perfettamente invece. Comunque: in uno dei miei primi ricordi (probabilmente risalente ai mondiali del ’94) ci sono io seduto sul divano della nonna cattiva che guardo una gara del salto in lungo. E dopo un salto particolarmente lungo mia padre mi guarda e mi dice qualcosa come “ma lo sai quant’è? È come dalla porta fino al cancello”.

otto il giavellotto

È una cosa potentissima dire a un bambino che un tizio salta dalla porta fino al cancello, quello spazio che il bambino anche correndo ci mette tre secondi a coprire, perché l’unica cosa che il bambino può pensare è che quel tizio stia volando. In una biografia normale questo sarebbe il punto in cui il bambino dice al padre che “anch’io anch’io voglio saltare”, il bambino si allena un sacco e una ventina di anni dopo finisce per vincere l’oro alle olimpiadi. Non è questo il caso ovviamente, non avete idea di quanto fossi pigro e di quanto fossero pigri i miei genitori. In più io sono sempre stato una persona estremamente realista, quindi era inutile tentare tanto non avrei mai potuto volare. Realismo che mi ha portato dopo una ventina d’anni ad essere nella mia peggior condizione fisica di sempre, ma quello è un altro discorso. Ciò che è importante è che per quanto riguarda lo sport io sono rimasto quel bambino stupito a tal punto da non credere a quello che sta vedendo.

Quindi sì bello il calcio, bellissimo il basket, meno belli tutti gli sport che hanno una rete in mezzo al campo, ma per me gli atleti veri sono quelli che giocano coi limiti della natura umana. Poi anche se non riesci a fare il record del mondo fa niente: coso hai corso i 100 metri in 9.63, una persona normale non li fa neanche in bicicletta.

Il che ci porta ad un’altra considerazione: a me degli italiani alle olimpiadi non me ne frega assolutamente niente. Mentre nei mondiali di calcio mi risulta impossibile tifare per una nazione che non sia l’Italia, nelle olimpiadi io tifo sempre per l’atleta più forte. Poi oh, se l’atleta più forte risulta essere un italiano buon per lui. Se l’atleta più forte risulta essere francese, tifo per il secondo classificato.

Tra parentesi molto distanti tra loro, gli italiani questa olimpiade sono risultati i migliori praticamente soltanto nelle discipline in cui è più importante la tecnica dell’allenamento. Il problema secondo me non è che gli atleti italiani non abbiano voglia di allenarsi duramente ma che non abbiano la possibilità di farlo come vogliono, perché siamo così presi dal calcio che gli altri sport li notiamo una volta ogni quattro anni e quindi gli atleti non possono contare solo su quello per sopravvivere. Gli stati uniti invece hanno sì i loro sport, ma anche la ginnastica artistica ad esempio è molto seguita e non credo sia un caso che quest’anno loro hanno vinto quasi tutto in quella disciplina. Chiusa parentesi.

Dicevamo che non mi importa degli italiani, come non mi importa del medagliere e di chi ce l’ha più lungo. Alle olimpiadi a me importa degli atleti: quelli che vincono e piangono, quelli che perdono e piangono, quelli che si fanno male al primo ostacolo ma arrivano comunque alla fine su un piede solo e piangono. Fa niente se quell’atleta è nato lontanissimo da me e nel giro di una settimana non mi ricorderò più come si chiama, sono quel tipo di emozioni universali che tutti nel mondo in quel momento hanno provato.

Credo che le olimpiadi di Londra siano state le olimpiadi migliori che ho visto perché, un po’ come la penso io, hanno riguardate più gli atleti in generale piuttosto che per un popolo. Certo sono state comunque molto britanniche, ma a differenza della pomposità cinese e dell’orgoglio della Grecia la storia inglese è più o meno la storia del mondo. Bene o male tutti i popoli, chi prima o chi dopo, hanno subito il processo di industrializzazione che ha passato l’Inghilterra e che è stato riprodotto alla cerimonia d’apertura. E saranno anche nati in Inghilterra ma tutti i bambini del mondo hanno letto Peter Pan e Harry Potter. Danny Boyle con quella cerimonia di apertura è riuscito a far vedere quanto c’è di britannico nella vita di tutti i giorni, ma contemporaneamente a dire che non importa dove si è nati visto che comunque (tranne casi eccezionali) abbiamo passato più o meno tutti la stessa storia.

È una cosa che ora, ma probabilmente per ancora molti anni a venire, può riuscire solo agli inglesi; perché sono quel tipo di popolo che ha il coraggio di mettere tutti gli atleti delle olimpiadi in uno stadio formando una Union Jack di tutti i colori delle popolazioni del mondo. E niente ci tenevo a scriverlo, perché se lo meritano e da quel poco che s’è visto alla cerimonia di chiusura di Rio 2016 ci mancherà un sacco tra quattro anni.

Parliamo di lavoro, tablet, nostalgia e progresso

Non so proprio di cosa parlare, ma lo stupido proposito di fare un post al mese va mantenuto quindi penso che scriverò un po’ di cose in generale e alla fine cercherò di far quadrare tutto con una voce fuori campo come un qualunque episodio di Grey’s Anatomy. Ok? Deal.

Sono stato richiamato per lavorare, questa cosa potrebbe scioccarvi (shockarvi? Boh, quella cosa della lingua sulla presa della corrente che facevate da piccoli) ma ho più o meno un lavoro.
Vedete, le cose costano. Le cose che interessano a me non costano tanto sia chiaro, ma costano. Quindi alla veneranda età di quasi 21 anni ho deciso di trovarmi un lavoro: avrei potuto vivere sulle spalle dei miei ancora per qualche anno, ma l’uomo vero che è in me (ssshhh, c’è) continuava a dirmi che se non fossi stato in grado di provvedere al mio bisogno di dvd (mi sembra chiaro che siano le uniche cose che mi interessano), come avrei potuto un giorno provvedere da solo al mio bisogno di blu-ray?

E ora sono un promoter per la Blackberry ai mediaworld, il che è figo: paga bene per lavorare praticamente pochissimi giorni al mese, non di sera, niente cose imbarazzanti, niente bambini, niente muscoli richiesti e si è in compagnia di tutte le promoter delle smartbox (quelle di emozione3 penso le scelgano solo in base alla gnoccaggine).
Quando ho cominciato a lavorare per loro (che poi non lavoro per loro, ma per un’agenzia che lavora per loro) era il periodo del lancio del Playbook, il tablet di Blackberry. Ora senza stare a parlare del Playbook (che è una cosa abbastanza invendibile), quello che dovete sapere è che mi ha permesso finalmente di capire i tablet.
È una cosa veramente difficile da spiegare perché avere un tablet è una figata a chi non ha un tablet, ma ci tento comunque con voi.

bello lui

Io ho un HTC Flyer, battezzato come Flyerfly, 16gb solo wifi ed è tipo una tra le mie cose preferite in assoluto. In pratica è come un computer portatile, ma veramente portatile: niente ingombri, niente caricabatterie giganti da portarsi dietro perché la batteria non dura un cazzo, niente sistema operativo pesante che non serve a un cazzo quando sei in giro. In più, ha tutte le belle cose dei cellulari: se devo fotografare qualcosa lo faccio, se mi annoio ho millemila applicazioni per passare il tempo. Ecco, avere un tablet non vuol dire che potete fare a meno di un portatile, ma vi sembrerà ridicolo portare in giro un portatile dopo averlo provato; come non sostituisce un cellulare, ma se avete un tablet potete benissimo ritirare fuori il 3310 dall’armadio (so che ce l’avete ancora lì, e che funziona ancora) che tanto il cellulare figo serve a poco.

Io con il tablet, oltre a navigare/giocare/guardare/ditutto, sto leggendo un sacco di ebook; prego non fate i Giles a parlare dell’odore dei libri, tanto non vi ascolto e sì, lo so che con gli Ereader si legge meglio e blablabla ma con gli Ereader si legge soltanto.
Ora ad esempio sto leggendo 22-11-’63 di Stephen King (mi mancano un centinaio di pagine): bellissimo, talmente bello che l’unica trasposizione fattibile sarebbe una miniserie hbo ma anche quella non riuscirebbe ad avvicinarsi alla bellezza del libro. Non saprei proprio che altro dirvi, non ho idea di come si scrive di libri, ma voi leggetevelo: ha la “garanzia stewiis”.

Leggo un sacco di libri ora perché è semplicemente più comodo scaricare un libro e leggerlo che cercare il libro fisico. E pensandoci bene, ora che ho installato Spotify (una cosa bellissima non disponibile in Italia, ma con un blocco facilmente aggirabile) ascolto anche molta più musica: perché scaricare continuamente album per ascoltari solo una volta e cancellarli quando puoi sentirli in streaming semplicemente facendo una pausa pubblicità ogni 5 canzoni? È molto più comodo Spotify; come è molto più comodo Netflix (un’altra cosa bellissima e non disponibile in Italia, ma con un blocco molto più difficilmente aggirabile) per lo streaming dei film e telefilm, ragion per cui io posso passare anni a tentare di convincere il mio amico a guardarsi Breaking Bad senza successo ma tempo un mese che si è trasferito in Inghilterra e ha cominciato a vederlo là su Netflix.

Sarà che io sono pigrissimo, ma mi sembra veramente che il futuro sia delle cose comode; eppure come insegna 22-11-’63 (read that fucking book) cambiare il passato non è affatto facile, non lo sarebbe neanche senza la pressione di chi non vuole che le cose cambino: parlo soprattutto dell’Italia in questo caso visto che tutte le figate che ci sono nel resto del mondo qui non arrivano mai, ma anche fuori ci sono un sacco di stronzate (vedi Netflix che vuole trasformarsi in un normale canale via cavo, secondo molti perché le varie case cinematografiche non capiscono una ceppa e continuano a rompergli il cazzo).
La verità è che c’è sempre un sorta di nostalgia della tecnologia passata in tutti noi, quella cosa che ci fa fare “awwwwww” ogni volta che vediamo le nostre vecchie vhs dei cartoni disney. E più andiamo avanti più in qualche modo aumenta: ad esempio, sono tornati i vinili nei negozi di dischi, sappiamo benissimo che non è tutta colpa degli hipster.
Fortunatamente se siete affetti da questa condizione c’è un rimedio semplicissimo: l’uso. Se avete ancora un videregistratore funzionante (e già qui, il fatto che siano tutti rotti è indicativo) provate a guardarvi una delle vhs della disney: nel momento in cui dovrete mandare indietro il nastro per tornare all’inizio capirete che il progresso non è solo inevitabile, ma anche una figata incredibile.

Mi è uscito più o meno un tema libero da 1000 parole, figo per almeno un altro mese sono apposto.
Bella! Ste

Parliamo di principesse

first of all: ma quanto tempo era che non scrivevo un “parliamo di..”??? minchia mi sembra una vita..
comunque qua tutto bene, le cose non cambiano mai in effetti, non saprei dire se è una cosa bella o brutta u.u
ma bando alle ciance che tanto a voi lettori immaginari non interessano.. parliamo di principesse??? srsly??? si.
vedete ieri nel mio “dovrei studiare cazzo siamo in periodo esami -> mi guardo un film.” ho guardato rapunzel, un po’ perchè avevo sentito pareri troppo discordanti sul film e volevo farmi un idea e un po’ perchè come sapete bene dentro di me batte il cuore di una tredicenne…

il film è bello, certo dipende dalle aspettative: la disney punta molto più ai bambini quindi se ci si aspetta un film animato per adulti come quelli della pixar o della dreamworks si rimane delusi, ma messo a confronto con gli altri film della disney (soprattutto quelli recenti) non sfigura affatto… in più tecnicamente è impeccabile
ma l’obbiettivo di questo post non è fare la recensione a rapunzel: capita spesso di trovare ragazze che danno la colpa alla disney per le loro aspettative mancate sugli uomini.. penso che tra maschi e femmine quelli che dovrebbero essere più arrabbiati con la disney per le aspettative mancate siano i maschi.
ad esempio in questo film flynn (o eugene come volete chiamarlo) è un cretino, è un ladro e non è per niente intelligente.. ce ne sono a milioni di uomini come lui. ma anche andando indietro nel tempo: aladin è un sognatore non razionale, eric a momenti sposa una copia della sirenetta, la bestia beh.. insomma è la bestia e i principi classici non fanno una minchia per tutto il film. certo poi risolvono la situazione alla fine ma si va sempre a tanto così dalla tragedia u.u
nessun personaggio maschile nei film disney è perfetto.. period
Le principesse disney invece sono tutte dannatamente perfette: sono gnocche, divertenti, intelligenti, ballano, cantano, leggono, parlano con gli animali, hanno gli occhi enormi ecc.. va beh vi concedo di togliere biancaneve e cenerentola che probabilmente erano la perfezione… 5 generazioni fa
ora non è che voglio una che mi faccia le pulizie a casa fischiettando con i piccioni, l’ho visto come d’incanto e so che non funzionerebbe nella realtà, ormai me ne sono fatto una ragione.. voglio soltanto far riflettere le mie lettrici immaginarie sul fatto che se cercate il principe azzurro e vi arrabbiate con la disney perchè non trovate nessuno che vi sembri all’altezza, pensate a come ci sentiamo noi ragazzi che ogni volta che vediamo una ragazza carina finisce che sempre che scopriamo o che se la tira manco ce l’avesse d’oro, o che non sa fare le divisioni senza la calcolatrice, o che per letteratura intende twilight o che, anche se avesse tutte le qualità delle principesse disney, non si mette a cantare per strada…